I consulenti del lavoro rappresentano una sorta di miniera, un valore aggiunto per il mondo del

lavoro e per la collettività”

Bianca Maria Fiorillo,  3° Congresso Nazionale di Categoria.

 

I consulenti del lavoro in Italia sono circa 23.000, hanno 70.000 dipendenti, amministrano 1.000.000 aziende con 7 milioni di addetti. Circa il 70%dell’impiego privato in Italia, quindi, è gestito dai Consulenti del Lavoro, essi hanno competenze a tutto campo nell’ambito dello sviluppo delle risorse umane d’azienda.

Da conoscitore della tecnica retributiva e contributiva aziendale, il consulente del lavoro si è andato affermando, per formazione culturale e per competenza professionale, anche in materia di contabilità e consulenza  fiscale,identificandosi in una funzione di dirigente esterno della piccola e media impresa.
L’attività del consulente del lavoro si colloca in posizione centrale tra impresa, istituzioni pubbliche e lavoratori.
Oggi le aziende e gli enti, sia privati che pubblici, sono sempre più interessati ad “esternalizzare”– ovvero ad “affidare all’esterno” – alcune attività o servizi, come le funzioni che riguardano la gestione e l’amministrazione del personale. L’outsourcing non riguarda, generalmente, le attività di gestione o di programmazione del personale ma specialmente l’insieme delle mansioni esecutive di carattere amministrativo. Gestire il proprio capitale umano affidandosi a terzi per l’elaborazione/gestione delle buste paga, da un lato, e a strumenti digitali interni per il controllo delle presenze/assenze dall’altro, sta infatti diventando sempre di più una consuetudine in varie aziende italiane. Secondo un’indagine condotta dal Centro di Ricerche Ilab dell’Università Bocconi di Milano, migliorare la qualità dei processi che riguardano le risorse umane assume inoltre in molti casi il valore di un’esigenza strategica.
I dati elaborati dalla ricerca I-Lab ribadiscono che vengono demandate a società specializzate le seguenti funzioni:

  • l’individuazione di profili specifici e funzionali all’attività aziendale (nel 45% dei casi);
  • le attività amministrative (buste paga e simili – 35% dei casi);
  • le attività di formazione degli addetti (32% dei casi).

Nella ricerca della massima efficienza e produttività, il fatto di delegare la funzione risorse umane, ricorrendo ad imprese esterne per svolgere una parte delle attività, appare dunque ad un numero crescente di aziende ed enti, sia pubblici che privati, come un’inevitabile trasformazione, volta a snellire le grandi strutture organizzative.